venerdì, 23 novembre 2007

Io Giorgio non l'ho mai conosciuto. O meglio, l'ho visto solo una volta, quasi trent'anni fa. Eravamo in classe, durante una noiosa lezione, impartita distrattamente da un professore distante, ed ascoltata ancor più distrattamente da allievi interessati ad altro. Si sente bussare: Toc Toc! - Avanti - fa il prof.... Ed ecco che entra una visione celeste. Non poteva essere molto più grande di noi, quindi poteva avere al massimo 18 anni. Il Prof. gli mette una mano sulla spalla e ci fa con orgoglio: "ecco mio figlio, lui studia, mica come voi, vuole diventare psicologo! " Quale padre non ne sarebbe stato orgoglioso? Era bello! Di quella bellezza che ti lascia senza parole, che emana dal corpo come le invisibili onde elettriche. Noi, fanciulle della classe, eravamo ammutolite, non si sentivano neanche le solite risatine delle solite sceme. Parlò pochissimo, qualcosa del tipo "Ti aspetto in macchina papà" e poi un educato "Buongiorno" rivolto a tutti noi e pronunciato a testa bassa, non si sa se per timidezza o per distrazione. Uscì e fine dell'immagine.

Un episodio ricordato per qualche giorno e poi subito dimenticato, sommerso dalla vita che venne in seguito, archiviato nelle mente come dato privo di rilievo e pertanto destinato a scomparire per sempre. Eppure..... il destino!   Tredici anni dopo ho un nuovo ragazzo e tramite lui conosco nuovi amici: si esce, si ride, si cazzeggia..... il solito. Fra questi, una ragazza - Valeria -  mi sta particolarmente simpatica, leghiamo, è carina e sveglia... Non so quasi nulla di lei, tranne che ha uno psicologo in famiglia e che i genitori insegnano... Basta... trascorre altro tempo. Un giorno il mio ragazzo mi chiama: "Sai è successa una tragedia. - Cosa, dico io. - Un mio amico si è suicidato, il fratello di Valeria, sto andando all'obitorio per il riconoscimento. Ci andiamo noi amici, per non farci andare i genitori! " Una tragedia che mi tocca, certamente, ma non più di tante altre... Mi dispiace per Valeria e per la famiglia, ma ho pensieri spietati per i suicidi, per chi, volontariamente, si toglie la vita. Durante la giornata dimentico il fatto e, anche stavolta, fine dell'episodio.

Qualche giorno dopo vado a casa di Valeria a fare la solita penosa visita di rito. Lei è in cucina, la casa è piena di gente che passeggia ovunque... Il mio ragazzo sta con lei ed io gironzolo per le stanze, passando in mezzo ai visitatori silenziosi, bisbiglianti, con le serie facce di circostanza. Ad un certo punto mi ritrovo sulla soglia di una cameretta ed entro. E' la camera di un ragazzo: lettino, un paio di scarpe ancora sotto il letto, qualche scudetto appeso alle pareti, libri, tanti, quanche foto sparsa in giro. Capisco che è la camera del suicida, Valeria non ha altri fratelli. Mi avvicino ad un portaritratti, lo prendo in mano, guardo..... E' la foto del suicida..... ed è Giorgio, lo riconosco subito, ho immediatamente un flash. E' lui, un uomo ancora più bello di quanto lo fosse l'adolescente che avevo conosciuto! I dettagli si ricompongono: il padre di Valeria era il mio Prof., lui è effettivamente diventato uno psicologo.... E subito penso: "Suicida!!!" E sbatto la foto sul comodino. Ho avuto una madre che ha lungamente lottato contro la morte, ed alla fine ha ceduto; avendo assistito a questa guerra immane fra lei, fortissima, e la Morte, spietata, ad una lotta durata anni e combattuta con un coraggio infinito, io non potevo avere nei confronti di Giorgio, suicida, altro sentimento che rancore! Sì, proprio, rancore. Avrei voluto essere presente, mentre si toglieva la vita, per dirgli: non ti prendere tutto questo disturbo... ti ammazzo io e la tua vita la do a quelli che avrebbero voluto vivere ..... e non hanno potuto!

Mentre così pensavo, incazzata verso questo sconosciuto  - cosa gli mancava? Cosa? - che si era ammazzato, mi guardavo intorno, giravo su me stessa nella stanzetta, guardavo i libri. Mi avvicino alla libreria e leggo qualche titolo: Le opinioni di un clown (Bellissimo), Narciso e Boccadoro (Bellissimo), Ti con zero (Bellissimo), Psicologia di massa del fascismo (L'ha letto!!!! Davvero l'ha letto? - sì, l'ha letto, e molte volte anche, visto che le pagine sono strapazzate!), L'uomo senza qualità (Bellissimo), Resurrezione(Bellissimo). Un titolo mi stupisce: Cime tempestose. Di solito un uomo non legge i libri delle Bronte sisters. Trovarlo fra i suoi testi  mi commuove; lo prendo e lo sfoglio, pensando: ma no!! Magari lui non l'ha mai letto, sarà di sua madre. Sulla penultima di copertina una frase scritta a matita: "Non posso vivere senza la mia vita, non posso vivere senza la mia anima". Riconosco la citazione: è Heathcliff, disperato, quando apprende la morte di Catherine. Chi ha scritto quella frase a matita? Lui? Subito mi immagino storie d'amore, lacrime, abbandoni... la mia fantasia si mette in moto, comincia a sfornare accadimenti, teorie, fatti che spieghino l'insano gesto! Ma alla fin fine..... sono minchiate, mi dico! E chi s'ammazza è un emerito stronzo, indegno finanche di un minuto della mia attenzione. Così esco dalla camera e decido di archiviare di nuovo il tutto nella mia mente: non voglio pensare ad un cretino che ammazzandosi rinnova il mio dolore per chi non c'è più, quali che siano i suoi motivi.

E passa ancora del tempo, passano gli anni, trascorre la vita, le ore ed i  giorni passano così velocemente da confondere i ricordi. Le cose cambiano.

Naturalmente Valeria è ancora mia amica ed ogni tanto vado nella vecchia casa di campagna dei suoi genitori, anch'essi ormai scomparsi. Ha una bella casa sui Nebrodi,  vecchia e bellissima, piena di ricordi di famiglia, ricordi  visibili ed invisibili. Sì, invisibili! Io non so cosa mi accade quando vado da lei, e quando, in particolare, entro nello studio, tutto circondato di librerie stracolme di libri. Io entro e sono subito altrove. Capita a volte, ma lo faccio con un po' di paura, che io giri attorno alla grande scrivania e vada a sedermi sulla poltrona. So che Giorgio si sedeva qui  e che, come me, osservava il panorama fuori e le Eolie lontane all'orizzone. Perché penso a lui ogni volta che sono il quella camera? Non lo so, però mi sento come se volesse parlarmi, sento un'affinità impensabile con la sua anima. Saranno sicuramente i libri: il 90% dei suoi titoli li ho anch'io, lui li amava come li amo anch'io, io sento che lui li amava e che li ha letti molte volte, esattamente come me. So che vuole parlare, ma non intende terrorizzare nessuno: il suo spirito aleggia nella casa discretamente, con dolcezza, carezzevole. Valeria ha dei figli che Giorgio ama, ne sono certa, e non li spaventerebbe per nulla al mondo: tuttavia io so, quando sono in quella casa, che lui mi sta cercando, mi vuol parlare. Forse ha bisogno di parlare e non trova nessuno con cui farlo! Probabilmente anche gli spiriti invecchiano. Il tempo passa anche per loro; essi continuano a starci accanto ed invecchiano insieme con noi, anch'essi cambiano con il tempo, modificano i propri pensieri e le proprie convinzioni. Sono convinta che oggi Giorgio, vorrebbe essere vivo. Ma non prova rimorso per ciò che ha fatto, casomai, come dire, prova nostalgia per la vita, la vita dolce, malgrado tutto, dolce. Forse pensa che valeva la pena  vivere, e questo suo nuovo pensiero vuole comunicarlo in qualche modo.

Perché proprio io? Boh! Non lo so. Sarà che sono dei Gemelli come lui? Noi Gemelli siamo strani.... crediamo alle cose invisibili sino a tarda età. Quando gli altri raggiungono l'età della ragione, noi siamo ancora indietro, con la ragione difettosa, cercando di raccapezzarci fra le cose viste e quelle solo immaginate. O forse sarà perché oggi non sono più così intransigente con lui: il fatto che si sia ucciso è comunque intollerabile, tuttavia gli anni sono passati ed oggi riesco a capire che, a volte, si può anche desiderare di porre fine alla propria vita. Perché la parola determinante è proprio FINE, e non occorre mica essere morti per sentire la FINE; e penso anche che il contrario della parola Fine non sia Inizio..... ma Speranza!  Non ci sarà mai alcuna fine, nè in questo mondo, né negli altri, se riusciremo a custodire la Speranza. Sono convinta che Giorgio, a dispetto dell'insano gesto, abbia conservato dentro la sua anima la speranza, e solo oggi si renda conto che, a dispetto dell'insano gesto, lui è ancora vivo. E lui sa che io lo so! Per questo mi cerca, per questo mi pone sotto gli occhi i titoli dei suoi libri, gli oggetti che lui teneva in mano (lo sento, lo sento.... le molle del camino, la cornice di quel quadro, la scatola di legno... ), i panorami che lui guardava sempre (mi giro e guardo la campagna e so, con certezza, che anche lui si girava e guardava la campagna nello stesso modo, con i medesimi occhi). Prima o poi mi parlerà, ne sono certa. E sono anche sicura che, quando avverrà, avrà cura di non spaventarmi.

Perché ci siamo riconosciuti; noi due, ciascuno nella rispettiva dimensione, abbiamo avuto percezione di noi stessi insieme e ci siamo condivisi, la speranza ci rende uguali: io,  che sono ancora qui,  e lui che non c'é più!

(Ma a voi, sono mai successe 'ste cose? Oppure succedono solo a me?)

 

postato da: creaturadelbuio alle ore 13:09 | Permalink | commenti (8)
categoria:cose invisibili