martedì, 29 gennaio 2008

Certo che ho dei vicini strani!!!

Marito e moglie, sui trentacinque  lei, sui quarantacinque lui: brutti quanto mai!!! Non perché siano brutti, per carità, ma perché hanno certe facce chiuse, ostili, che anche quando ridono sembrano tutti tirati, artefatti, di una ovvietà triste... Ormai sono i miei dirimpettai da nove anni; le loro finestre danno sul cortile interno e sono esattamente di fronte alle mie, con le  medesime stanze - cucina/cucina, bagno/bagno, camera/camera etc etc - praticamente anche se non voglio, li devo vedere per forza!!!  

Di solito non mi interesso alla quotidianeità altrui, basta già il mio maritozzo che conosce esattamente la vita e le storie di tutti gli inquilini del palazzo, incluse le studentesse stagionali che affittano gli appartamenti al piano terra, o i cinesi che hanno comprato da tre mesi 2 scantinati ( e sapere qualcosa sulla vita privata dei cinesi è veramente roba da Philip Marlowe!); io so a malapena i cognomi degli inquilini e mi limito a cortesi "buongiorno" e "buonasera". Questo perché nel mio palazzo abita gente con la puzza sotto al naso, tutti Dott. Ing. Avv. Prof. On. - recentemente ci pregiamo anche della presenza di un  Notaio - e difficilmente lego con persone puzzose.

Questi però hanno suscitato la mia curiosità fin da subito. Come mai? Ecco, tanto per cominciare tengono sempre, dico sempre, le persiane sbarrate! In nove anni avrò visto le finestre spalancate, si e no, una trentina di volte e solo per brevi periodi. All'inizio io ed il maritozzo pensavamo a scene di sesso sfrenato: si sa, gli sposini difficilmente si scollano per più di un quarto d'ora! Solo che la cosa prosegue da nove anni...... scopano ancora dieci volte al giorno? Mah! Forse.

Vale la pena raccontare le poche volte che li vedo affacciati al balcone. Di solito avviene di mattina, mentre io sto in cucina a fare colazione con le mie pupe. Loro si affacciano - in pieno inverno - lei in pigiama, lui in mutande e canottiera... ( d'estate solo in mutande ) e fumano una sigaretta chiacchierando seri. Ogni volta lei lo cazzia: gli parla puntandogli l'indice al petto mentre lui la guarda accigliato. Io li adocchio e mi avvolgo nella mia vestaglia di superpile, mi avvicino al termosifone e mi bevo il caffè bollente evitando di finanche di guardarli perché a vedere lui così ignudo mi piglia 'na botta di gelo. Le figlie sghignazzano: "Ma quelli perché non ridono mai? Mamma li vedi? Ma secondo te, quando sono soli ridono?". Mi viene da rispondere che quelli non ridono neanche quando scopano... ma risparmio la battuta alle loro orecchie innocenti. Sempre seri rientrano come se andassero ad un funerale. Stop. Fine. Dopo lui esce, è un insegnante, ed ogni tanto ci incrociamo sul portone

- ciao, buona giornata;

- ciao, anche a te;

- ciao belle signorine (alle mie pupazze);

- buongiorno (rispondono le pupe dopo che le ho nascostamente sgomitate)

e questo è quanto. Lei l'ho incrociata solo una volta:

- Buongiorno - le ho detto

 - GGGGiooorno! - mi ha risposto con un tale accento calabrese da lasciarmi tramortita! Così ho saputo che è calabrese!!

Una volta, sempre di mattina e sempre durante la colazione con le pupe, lui spalanca la finestra del bagno. Era completamente nudo! Si affaccia, guarda in giù a destra, a sinistra, e dà una scaracchiata vomitevole sul marciapiede del cortile, due piani più sotto!! Le figlie si sono guardate attonite, poi hanno cominciato a  rotolarsi per  terra dal ridere: Mamma l'hai visto!!! Aveva il pisello di fuoriiiii!!!!!!! E facevano finta di sputarsi addosso menandosi un pisello inesistente.... Alla faccia dell'insegnante! Ho pensato.

Ma si sa, in quest'italietta da quattro soldi si sputano addosso pure i senatori!  Perché stupirsi se un insegnante senza mutande sputa dal secondo piano?

La moglie non è da meno. Un pomeriggio d'estate, mentre la vecchietta zitella del piano terra innaffiava i suoi gerani - ordinatamente disposti sul marciapiede condominiale..... ma nessuno di noi ha ancora avuto il coraggio di spiegarle il  concetto di "occupazione di marciapiede condominiale".. - la calabrese scaraventa dalla terrazza una bagnarola d'acqua, mancando la  vecchina per un pelo. Ne è seguita una lite mondiale, senza esclusione di colpi (lanci di mollette compresi!) fra la trisavola - dal coloritissimo linguaggio vernacolare - e la "bagnarota" (*) altrettanto esperta nel suo dialetto!  Lei, ad un certo punto fa:

- "Stia zitta, brutta vecchiaccia, e mi dia della DOTTORESSA , gliela insegno io l'educazione!!!"

Azzzzzz!!!!!!! L'avesse detto a me, avrei fatto un balzo alla Spiderman fino alla terrazza e l'avrei azzannata alla gola! La vecchina si è limitata a gridarle

- "Zoccola bagnarota!"

 che a mio avviso non è sufficiente.

I "Titolati" del condominio erano inorriditi!!! (Un educato orrore è il massimo che i loro attributi sanno esprimere) 

Insomma, tutto questo per arrivare al dunque. L'altra sera il maritozzo mi fa: "Sai, è da un sacco di tempo che non vedo la moglie di G......", "Poco male", gi faccio, "Io non la vedo mai!".  - No, ma è strano, non la vedo da oltre un anno; - "Un anno? Davvero?" - "Secondo me hanno divorziato!" - "Secondo me, lui l'ha uccisa!".

Ecco, più ci penso, più sono convinta che lui l'ha uccisa. I due erano  maniaci assassini seriali!! Per lunghi anni hanno consumato i loro delitti chiusi nell'insospettabile appartamento del nostro condominio. Agganciavano le loro vittime di notte, fra i barboni stranieri di passaggio, gente di cui nessuno si cura e che nessuno reclama. Li portavano a casa e li torturavano, in perfetto stile "ENIGMISTA", poi li facevano a pezzi e li mettevano in pentola. Bolli che ti ribolli, alla fine i corpi diventavano concime, buono per i gerani della vecchia zitella del piano terra. (Infatti i suoi gerani sono enormi, bellissimi... quando le chiedo qual'é il suo segreto lei mi fa: Non so, da qualche anno mi vengono su così bene!!!!!").

Di ogni vittima conservano un souvenir: un orecchio, un dito, un ombelico..... la loro casa è tappezzata di resti umani incartapecoriti, attaccati con puntine da disegno sulle pareti, sugli stipiti delle porte, in bagno.... l'elenco della spesa lo scrivono su un pezzo di pelle umana, strappata dal dorso di un cinese ed attaccata al frigorifero con le calamite. Il pezzo forte è un torace umano, tatuato con un cuore enorme trafitto da un pugnale e la scritta : "Ich liebe dich uber alles". Lo hanno sicuramente messo sopra il letto!!!!

Una notte, mentre i due consumano e si consumano, in un parossismo di passione, lui guarda il cuore, il pugnale, il pugnale nel cuore e pensa:

Eppure........ eppure ....

Molla tutto lì per lì, scappa in cucina, piglia un coltellaccio e zafff.... ammazza la moglie! Chissà che godimento! La moglie era piccolina, magrolina, farla a pezzi dev'essere stato semplice. Poi ha messo su in terrazza dei grandi vasi, ci ha sepolto i pezzi di moglie, e ci ha piantato su degli alberelli di arance e limoni. Quest'estate dalla mia terrazza, per la prima volta in nove anni, ho osservato stupita il vicino che sistemava nella sua terrazza 'sti gran vasi di agrumi: "Che strano, sono le prime piante che vedo da loro", ho pensato. E certo che era strano, le ha comprate apposta per metterci il cadavere!

Anche di lei ha conservato un souvenir: sul comodino, dentro un barattolo pieno di olio e peperoncino,  è rimasto il cuore di sua moglie spaccato in due. Più tempo passa più somiglia alla "induia".

(*) Bagnarota= Originaria di Bagnara Calabra, bellissimo paesino della Calabria.

postato da: creaturadelbuio alle ore 22:42 | Permalink | commenti (4)
categoria:gente
venerdì, 23 novembre 2007

Io Giorgio non l'ho mai conosciuto. O meglio, l'ho visto solo una volta, quasi trent'anni fa. Eravamo in classe, durante una noiosa lezione, impartita distrattamente da un professore distante, ed ascoltata ancor più distrattamente da allievi interessati ad altro. Si sente bussare: Toc Toc! - Avanti - fa il prof.... Ed ecco che entra una visione celeste. Non poteva essere molto più grande di noi, quindi poteva avere al massimo 18 anni. Il Prof. gli mette una mano sulla spalla e ci fa con orgoglio: "ecco mio figlio, lui studia, mica come voi, vuole diventare psicologo! " Quale padre non ne sarebbe stato orgoglioso? Era bello! Di quella bellezza che ti lascia senza parole, che emana dal corpo come le invisibili onde elettriche. Noi, fanciulle della classe, eravamo ammutolite, non si sentivano neanche le solite risatine delle solite sceme. Parlò pochissimo, qualcosa del tipo "Ti aspetto in macchina papà" e poi un educato "Buongiorno" rivolto a tutti noi e pronunciato a testa bassa, non si sa se per timidezza o per distrazione. Uscì e fine dell'immagine.

Un episodio ricordato per qualche giorno e poi subito dimenticato, sommerso dalla vita che venne in seguito, archiviato nelle mente come dato privo di rilievo e pertanto destinato a scomparire per sempre. Eppure..... il destino!   Tredici anni dopo ho un nuovo ragazzo e tramite lui conosco nuovi amici: si esce, si ride, si cazzeggia..... il solito. Fra questi, una ragazza - Valeria -  mi sta particolarmente simpatica, leghiamo, è carina e sveglia... Non so quasi nulla di lei, tranne che ha uno psicologo in famiglia e che i genitori insegnano... Basta... trascorre altro tempo. Un giorno il mio ragazzo mi chiama: "Sai è successa una tragedia. - Cosa, dico io. - Un mio amico si è suicidato, il fratello di Valeria, sto andando all'obitorio per il riconoscimento. Ci andiamo noi amici, per non farci andare i genitori! " Una tragedia che mi tocca, certamente, ma non più di tante altre... Mi dispiace per Valeria e per la famiglia, ma ho pensieri spietati per i suicidi, per chi, volontariamente, si toglie la vita. Durante la giornata dimentico il fatto e, anche stavolta, fine dell'episodio.

Qualche giorno dopo vado a casa di Valeria a fare la solita penosa visita di rito. Lei è in cucina, la casa è piena di gente che passeggia ovunque... Il mio ragazzo sta con lei ed io gironzolo per le stanze, passando in mezzo ai visitatori silenziosi, bisbiglianti, con le serie facce di circostanza. Ad un certo punto mi ritrovo sulla soglia di una cameretta ed entro. E' la camera di un ragazzo: lettino, un paio di scarpe ancora sotto il letto, qualche scudetto appeso alle pareti, libri, tanti, quanche foto sparsa in giro. Capisco che è la camera del suicida, Valeria non ha altri fratelli. Mi avvicino ad un portaritratti, lo prendo in mano, guardo..... E' la foto del suicida..... ed è Giorgio, lo riconosco subito, ho immediatamente un flash. E' lui, un uomo ancora più bello di quanto lo fosse l'adolescente che avevo conosciuto! I dettagli si ricompongono: il padre di Valeria era il mio Prof., lui è effettivamente diventato uno psicologo.... E subito penso: "Suicida!!!" E sbatto la foto sul comodino. Ho avuto una madre che ha lungamente lottato contro la morte, ed alla fine ha ceduto; avendo assistito a questa guerra immane fra lei, fortissima, e la Morte, spietata, ad una lotta durata anni e combattuta con un coraggio infinito, io non potevo avere nei confronti di Giorgio, suicida, altro sentimento che rancore! Sì, proprio, rancore. Avrei voluto essere presente, mentre si toglieva la vita, per dirgli: non ti prendere tutto questo disturbo... ti ammazzo io e la tua vita la do a quelli che avrebbero voluto vivere ..... e non hanno potuto!

Mentre così pensavo, incazzata verso questo sconosciuto  - cosa gli mancava? Cosa? - che si era ammazzato, mi guardavo intorno, giravo su me stessa nella stanzetta, guardavo i libri. Mi avvicino alla libreria e leggo qualche titolo: Le opinioni di un clown (Bellissimo), Narciso e Boccadoro (Bellissimo), Ti con zero (Bellissimo), Psicologia di massa del fascismo (L'ha letto!!!! Davvero l'ha letto? - sì, l'ha letto, e molte volte anche, visto che le pagine sono strapazzate!), L'uomo senza qualità (Bellissimo), Resurrezione(Bellissimo). Un titolo mi stupisce: Cime tempestose. Di solito un uomo non legge i libri delle Bronte sisters. Trovarlo fra i suoi testi  mi commuove; lo prendo e lo sfoglio, pensando: ma no!! Magari lui non l'ha mai letto, sarà di sua madre. Sulla penultima di copertina una frase scritta a matita: "Non posso vivere senza la mia vita, non posso vivere senza la mia anima". Riconosco la citazione: è Heathcliff, disperato, quando apprende la morte di Catherine. Chi ha scritto quella frase a matita? Lui? Subito mi immagino storie d'amore, lacrime, abbandoni... la mia fantasia si mette in moto, comincia a sfornare accadimenti, teorie, fatti che spieghino l'insano gesto! Ma alla fin fine..... sono minchiate, mi dico! E chi s'ammazza è un emerito stronzo, indegno finanche di un minuto della mia attenzione. Così esco dalla camera e decido di archiviare di nuovo il tutto nella mia mente: non voglio pensare ad un cretino che ammazzandosi rinnova il mio dolore per chi non c'è più, quali che siano i suoi motivi.

E passa ancora del tempo, passano gli anni, trascorre la vita, le ore ed i  giorni passano così velocemente da confondere i ricordi. Le cose cambiano.

Naturalmente Valeria è ancora mia amica ed ogni tanto vado nella vecchia casa di campagna dei suoi genitori, anch'essi ormai scomparsi. Ha una bella casa sui Nebrodi,  vecchia e bellissima, piena di ricordi di famiglia, ricordi  visibili ed invisibili. Sì, invisibili! Io non so cosa mi accade quando vado da lei, e quando, in particolare, entro nello studio, tutto circondato di librerie stracolme di libri. Io entro e sono subito altrove. Capita a volte, ma lo faccio con un po' di paura, che io giri attorno alla grande scrivania e vada a sedermi sulla poltrona. So che Giorgio si sedeva qui  e che, come me, osservava il panorama fuori e le Eolie lontane all'orizzone. Perché penso a lui ogni volta che sono il quella camera? Non lo so, però mi sento come se volesse parlarmi, sento un'affinità impensabile con la sua anima. Saranno sicuramente i libri: il 90% dei suoi titoli li ho anch'io, lui li amava come li amo anch'io, io sento che lui li amava e che li ha letti molte volte, esattamente come me. So che vuole parlare, ma non intende terrorizzare nessuno: il suo spirito aleggia nella casa discretamente, con dolcezza, carezzevole. Valeria ha dei figli che Giorgio ama, ne sono certa, e non li spaventerebbe per nulla al mondo: tuttavia io so, quando sono in quella casa, che lui mi sta cercando, mi vuol parlare. Forse ha bisogno di parlare e non trova nessuno con cui farlo! Probabilmente anche gli spiriti invecchiano. Il tempo passa anche per loro; essi continuano a starci accanto ed invecchiano insieme con noi, anch'essi cambiano con il tempo, modificano i propri pensieri e le proprie convinzioni. Sono convinta che oggi Giorgio, vorrebbe essere vivo. Ma non prova rimorso per ciò che ha fatto, casomai, come dire, prova nostalgia per la vita, la vita dolce, malgrado tutto, dolce. Forse pensa che valeva la pena  vivere, e questo suo nuovo pensiero vuole comunicarlo in qualche modo.

Perché proprio io? Boh! Non lo so. Sarà che sono dei Gemelli come lui? Noi Gemelli siamo strani.... crediamo alle cose invisibili sino a tarda età. Quando gli altri raggiungono l'età della ragione, noi siamo ancora indietro, con la ragione difettosa, cercando di raccapezzarci fra le cose viste e quelle solo immaginate. O forse sarà perché oggi non sono più così intransigente con lui: il fatto che si sia ucciso è comunque intollerabile, tuttavia gli anni sono passati ed oggi riesco a capire che, a volte, si può anche desiderare di porre fine alla propria vita. Perché la parola determinante è proprio FINE, e non occorre mica essere morti per sentire la FINE; e penso anche che il contrario della parola Fine non sia Inizio..... ma Speranza!  Non ci sarà mai alcuna fine, nè in questo mondo, né negli altri, se riusciremo a custodire la Speranza. Sono convinta che Giorgio, a dispetto dell'insano gesto, abbia conservato dentro la sua anima la speranza, e solo oggi si renda conto che, a dispetto dell'insano gesto, lui è ancora vivo. E lui sa che io lo so! Per questo mi cerca, per questo mi pone sotto gli occhi i titoli dei suoi libri, gli oggetti che lui teneva in mano (lo sento, lo sento.... le molle del camino, la cornice di quel quadro, la scatola di legno... ), i panorami che lui guardava sempre (mi giro e guardo la campagna e so, con certezza, che anche lui si girava e guardava la campagna nello stesso modo, con i medesimi occhi). Prima o poi mi parlerà, ne sono certa. E sono anche sicura che, quando avverrà, avrà cura di non spaventarmi.

Perché ci siamo riconosciuti; noi due, ciascuno nella rispettiva dimensione, abbiamo avuto percezione di noi stessi insieme e ci siamo condivisi, la speranza ci rende uguali: io,  che sono ancora qui,  e lui che non c'é più!

(Ma a voi, sono mai successe 'ste cose? Oppure succedono solo a me?)

 

postato da: creaturadelbuio alle ore 13:09 | Permalink | commenti (8)
categoria:cose invisibili
domenica, 28 ottobre 2007

Certo che faccio un lavoro ben strano!! Ci sarebbe da scrivere un libro...Potrei, ogni giorno, descrivere uno dei tipi che entrano nella mia stanza: a volte, prima ancora che aprino bocca, dall'atteggiamento, dal modo di guardarmi, da come si porgono... capisco cosa vogliono da me e cosa io potrei dare loro.  Quasi quasi mi metto a fare concorrenza a Freud. Eh sì, perché all'interno di quella stanzetta asettica, stravolta dal mio disordine genetico e dalla mole di lavoro che mi porto sulle spalle quotidianamente, mi capita di sentirne di tutti i colori: storie più o meno tristi di varia umanità.

La signora entra nella stanza e si avanza con un paio di stampelle:

- Sugnu a Signora Pincopallo non mi canusci? (Come se dovessi conoscere tutti i 1000 e passa clienti dell'agenzia!!);

- Veramente non ci siamo viste molto spesso, non ho presente, ma si accomodi, l'aiuto?

-Grazie grazie, ci a fazzu sula. Ahi Ahi, 'stu pedi.... mi sta facennu vidiri i stiddi!!!

La signora, settantina arzilla e con sguardo birbante,  porta una vistosa parrucca rosso mogano tutta ricci e tre chili di fondotinta, tuttavia l'impressione generale è gradevole e linda, da nonna profumata d'altri tempi.  In mano sventola il foglio con il suo estratto conto e me lo piazza sotto al naso: ci sono circa 50.000 euro, per lo più costituiti da due consistenti bonifici.

- Sintissi, mi deve aprire un conto corrente cu sti soddi (ed indica i due bonifici), picchi chisti non sunni soddi mei, sono del mio "compagno" chi cam'ora ia o spitali.

- Ed a nome di chi lo apro il conto?

- Ma chi mi dici?? a nomi d'iddu, ca cettu!

- Ma signora, non posso aprire un conto se non c'è l'intestatario!! Magari aspettiamo che esce dall'ospedale va bene?

- Si propria!! E cu sapi quannu nesci. Iddu è malatu!! Malatu assai!

- Mi dispiace! Cos'ha?

- (Aria misteriosa) No sapi nuddu!!! Mancu du scarparo du dutturi. Mu stanno facennu moriri!! Da quindici giorni è ricoverato, trasiu bonu, sulu na picchicedda ... comu si dici.... costipato, stitico.. non annava di corpo va, mi capiu? E ora, si lei u vidi... Madunnuzza! Un cadavere, un mortu addritta. Venti chili ha perso! Venti! Mi veni i cianciri!!!! (Voce spezzata dal dolore, fazzolettini pronti della sottoscritta, ormai abituata a scene di lacrime!). E i suoi figli, sulu u lassaru!! Non ci passaru mancu da facciata!! Si non era pi mia, in tutti questi anni, stu povirazzu stava sulu comu un cani. Io u vistia, ci desi a manciari, u facia nesciri pulito, ci facia u bagnu e ci lavava cammisi e mutanni. Sutta i me mani è un signurino!!! E ora, si lei u vidi!!! Sant'Antonio mi l'aiuta! 

- Ma qualcosa le avranno pur detto, insomma in quindici giorni avranno scoperto cos'ha?

- No sacciu, io ne capisciu quannu parranu i dutturi. Sacciu sulu chi ci devono fare un'operazione all'intestino, ca fossi è nu bruttu mali, libiratinni Signuri!!! (intuisco che, in effetti, la situazione è seria e che la signora dice e non dice; poi riprende). Ecco vaddassi ccà (e tira  fuori una foto di un tizio con una faccia da cavallo incredibile ed il vestito della domenica), vaddassi quant'era beddu. Alto, un bellu pettu cu pilu, avia due gambe chi parevano due colonne, certi vrazza chi quannu mi strinciva fitta mi mancava u ciatu! Lei è maritata?

- Sì signora, sono sposata.

- Allura pozzu parlari. Beddu era, assai, non ci mancava nenti, mi capiu chiddu chi ci vogghiu diri? (Oddio, speriamo adesso che non mi parli del pisello del suo compagno!!). Ora mi scantu, l'operazione difficile è. 

- Vede bene, allora che forse è meglio non fare nulla per il momento. Lasciamo che suo marito (e come dovrei chiamarlo? "Compagno"? Non mi viene) si rimetta in piedi e poi apriamo il conto.

- Ma chiddu non reggi!! No, iddu i soddi i voli sutta u so nomi!! Tutti i giorni mi dice: Vai in banca e vedi se sono arrivati i MIEI soldi. No, no, di cca devo uscire con le carte del conto corrente e i soddi supra u cuntu.

- Signora, se suo marito è davvero grave, è più saggio lasciare le cose come stanno. Se apro il conto e trasferisco i soldi, e poi magari, suo marito non supera l'operazione, lei i soldi non li può più prelevare lo sa?

- Ma chi mi sta dicennu!! Chi voli diri! E cu si pigghia allura 'sti soddi.

- I suoi figli naturalmente, voi due non siete sposati giusto?

- I suoi figli!!! Ma come, iddu sta a me casa da 18 anni, non ci fici mancari mai nenti, sti soddi sono la sua pensione u sapi? Si, perché lui la sua pensione non la toccava, sa stipava alla posta. Io l'ho mantenuto per 18 anni. Ci desi ammanciari e addormiri, cu tuttu u commudu a notti (meno male che sono sposata!!), lui non ha speso una lira da quando viviamo assieme. E ora si pigghiunu tutto i so' figghi, chi da quannu sta cu mmia non ci parraru cchiu e non vosiru a vidiri!! E mancu vinniru o 'spitali mi ci fannu 'na visita?

- Per legge è così signora.

- Ah no! A mia mi toccano 'sti soddi! Lasciamo tutto com'è signora. Quando esce du spitali  se ne parla.

- Daccordo Signora Pincopallo, mi faccia sapere.

- Arrivedecci arrivedecci!! Menu mali chi lei mi apriu l'occhi!!

Fine prima puntata.  Il giono dopo mi spuntano in agenzia i figli.

- Toc toc Permesso? Buongiorno.

- Buongiorno, prego?

- Siamo  i figli del Sig. Gambeacolonna. (Due maschi e una femmina con sguardo di pietra! Entrano come nemici pronti a dare battaglia)

- Ditemi.

- Nostro padre ha un conto qui.

- Ah si? (Non dico niente. Anche se consco la vicenda non sono tenuta a dare infromazini ad estranei)

- Vorremmo sapere quanti soldi ci sono sul conto.

- Mi dispiace, non diamo informazioni alle persone non autorizzata. Voi avete una delega?

- No, ma nostro padre sta molto male e temiamo per la sua vita.

- Beh, in questo caso ..... tuttavia non mi pare di avere un conto con questo nominativo;  datemi il nome per intero e la data di nascita. (Faccio finta di controllare, ma so bene che il Sig. Gambeacolonna non ha conti con noi).. Infatti, non è correntista.

- Ma qui ci sono depositati soldi suoi!!

- Veramente non mi risulta, forse sono depositati altrove.

- Vuole controllare a nome della Sig.ra Pincopallo?

- Assolutamente no!

- Noi dobbiamo sapere se i soldi di nostro padre li ha presi quella..... Signora.

- Mi dispiace, dovete chiederlo a lei.

- E se chiamiamo i carabinieri?

- Fate pure (mi alzo, per far capire che il colloquio è finito); buongiorno

- Arrivederci signora! Tanto noi qua torniamo! Lei è daccordo con quella zoccola!

- (Apro la porta) Non ho tempo da perdere, buongiorno!

E se ne vanno. Uffa!!! Che palle!!!  Ed ogni giorno faccio questa vita! Soldi, solo soldi. Davanti ai quali ogni sentimento perde valore.

Respiro e guardo fuori: gli alberi, il cielo, un'insperato spicchio di sole, un cane che annusa le aiuole... Dietro i vetri vola una farfalla solitaria. La mia farfalla! Sorrido: anche per oggi  sono salva! 

postato da: creaturadelbuio alle ore 02:04 | Permalink | commenti (10)
categoria:gente
mercoledì, 12 settembre 2007
Riuscirò a creare anche le categorie?
postato da: creaturadelbuio alle ore 11:39 | Permalink | commenti (8)
categoria:tango